ascoltato per voi

Remanzanno, 12 Ottobre 2008
Auditorium Comunale "G. De Cesare"

Al termine della serie di manifestazione della serie "Ator pal mont 2008"
organizzata dall'Associazione Culturale GENTES
www.gentesfvg.org

Dagos. Furlans pal marimont
di e con Loris Vescovo

Loris Vescovo, voce e chitarra; Claudia Grimaz e Natalia Molebatsi, voci;
Leo Virgili, chitarra elettrica, trombone, mandolino;
Simone Serafini, contrabbasso; Nicola Tuniz, handpainting.


...il duro lavoro dei "migrantes"...


...e l'orgoglio per i risultati ottenuti...

...Natalia, Loris e Claudia...
 


         
 ESTRATTI


...ultimo quadro, prima del buio finale...


...e degli applausi del pubblico...


 

Associazione culturale “Gentes”
via dell’Asilo 2, 33040 Grions del Torre, Povoletto (UD)
tel. 0432.679838 – info@gentesfvg.org – www.gentesfvg.org

“ATOR PAL MONT”
Manifestazione internazionale sulla migrazione

“Dagos. Furlans pal marimont”
di e con Loris Vescovo

     La chiusura della quinta edizione di “Ator pal mont”, manifestazione dedicata alla migrazione, spetterà ad una nuova produzione targata “Gentes”: Dagos. Furlans pal marimont, in scena domenica 12 ottobre, alle 21, all’auditorium “G. De Cesare” di Remanzacco, che racconta la storia di Roberto e Carolena, friulani emigrati in Australia, nel Queensland tropicale, dove vivono una vita avventurosa e drammatica, conoscendo in prima persona il sapore amaro del pregiudizio e della discriminazione razziale.
     Brani tratti da “La passione” di Mario Luzi, “Pukunja, un posto lontano” di Vilma Watkins, “Odissee, storie di emigrazione” di Gian Antonio Stella, “L’America degli italiani” di Alberto Giovannetti e “Attività degli agenti di emigrazione in Friuli” di Luigi Pellegrini verranno proposti in forma di lettura accompagnati da canzoni tradizionali e brani originali composti dal cantautore friulano Loris Vescovo. Con Loris Vescovo, voce e chitarra; Claudia Grimaz e Natalia Molebatsi, voci; Leo Virgili, chitarra elettrica, trombone, mandolino; Simone Serafini, contrabbasso; Nicola Tuniz, handpainting. L’ingresso è gratuito.
     «Dagos è uno spettacolo che parla di migrazione. Nasce dal desiderio di raccontare alcuni aspetti poco conosciuti, e forse un po’ scomodi, della migrazione italiana/friulana all’estero. Dagos – spiega l’autore dello spettacolo, Loris Vescovo – è il termine dispregiativo utilizzato da australiani e americani del Nord per indicare gli italiani. Si potrebbe tradurre in modo efficace con “sporco italiano”. La migrazione di italiani in Australia cominciò già alla fine del diciannovesimo secolo, ma conobbe il suo boom durante il primo e il secondo dopoguerra. L’accoglienza degli australiani nei confronti degli italiani immigrati non era calorosa e i fenomeni di intolleranza erano all’ordine del giorno. Ci vollero decenni prima che l’Australia dichiarasse ufficialmente il suo status di paese multiculturale. E, comunque, anche se il clima generale di odio e di tensione rivolto agli stranieri non si osserva più, alcuni isolati episodi di intolleranza nei confronti degli immigrati mediterranei, quindi anche italiani, si verificano ancora».
     Durante uno dei suoi viaggi, Vescovo è stato testimone di uno di questi episodi. Era l’aprile del 2004 e il cantautore friulano, partito in bicicletta per un viaggio in solitaria ai tropici lungo la Green Way, si ferma a Townsville. «Sono seduto fuori da un locale sulla Flinders street, quando un gruppo di ragazzi australiani inizia a prendere in giro un signore sulla sessantina, che sta telefonando da un telefono pubblico, proprio vicino a me – ricorda Vescovo –. I ragazzi gli gridano: “Cappuccino, pizza, mamma, vai a casa!”. Il signore ha una fisionomia mediterranea.  Mi guarda imbarazzato. Tace e fa finta di niente. I ragazzi, probabilmente ubriachi, rincarano la dose: “Spaghetti, go home! Dagos! Dagos!” L’uomo reagisce. Rosso di rabbia, grida loro con accento italiano di vergognarsi: “Vivo qui da più di 50 anni. Ci sono arrivato prima che i vostri genitori nascessero”. Questa storia, penso, andrebbe raccontata». Il viaggio di Vescovo in Australia continua. Lo conduce nella sonnolenta cittadina di Ingham. Il pub “Canecutters, tagliatori di canna” attira la sua attenzione. «Il locale è completamente deserto – racconta –. Mi avvicino ad una parete coperta di vecchie foto in bianco e nero dei tagliacanne. La maggior parte dei cognomi riportati alla base delle fotografie sono italiani, molti friulani. Il barista mi spiega che i “canecutters” facevano un lavoro durissimo. Mi porta in un ampio cortile nel retro del pub. Seduti a dei tavoli, almeno un paio di dozzine di signori sulla settantina stanno giocando a carte: sono i “canecutters”. Calabresi, siciliani, abruzzesi. Anche friulani». Lasciati i migranti di Ingham, in sella alla bici, sotto la pioggia tropicale, Vescovo si convince che queste storie vanno raccontate, perché «ricordare è raccontare». Forse in una canzone, forse in un documentario. È allora che nasce Sgarfefurlans (il progetto-documentario sull’emigrazione friulana dagli anni Venti fino ai nostri giorni, recentemente segnalato dall’Unesco). Quattro anni più tardi, a Sydney, per una intervista di Sgarfefurlans, Vescovo incontra Vilma, autrice di un libro che parla dei suoi genitori, partiti da Nimis durante il fascismo. Si intitola: “Pukunja, un posto lontano”. «Il libro mi appassiona – conclude Vescovo – e così nasce l’idea di uno spettacolo sui migranti italiani in Australia. Nasce Dagos».